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Storia di Rimini

Storia di Rimini

STORIOGRAFIA Rimini è una città antica già commercialmente e culturalmente attiva al tempo dell’impero romano. La storiografia riminese è di prim’ ordine Numerose cronache manoscritte, preziosa fonte d’informazione per gli storici successivi, tramandano con precisione la storia più recente di Rimini, a partire dalla seconda metà del XIII secolo. La prima importante opera di storia della città è senza dubbio il Raccolto istorico della fondatione di Rimino, di Cesare Clementini, pubblicato tra il 1617 e il 1627. Altra opera importante è il Sito riminese, di Raffaele Adimari, edito nel 1616. Di stampa settecentesca sono le Memorie storiche di Rimini e suoi Signori, dovute a Francesco Gaetano Battaglini. Quaranta anni e due generazioni sono stati necessari per portare alla luce, la colossale Storia di Rimini, edita tra il 1848 e il 1888, dovuta principalmente a Luigi Tonini, ma completata dal figlio Carlo. Opera recente è la Storia di Rimini dal 1800 ai giorni nostri, pubblicata nel 1982 in sei volumi.

LEGGENDA E PREISTORIA Rimini, come molte altre città, si è attribuita origini illustri e leggendari padri fondatori, testimonianza ne sono tra l’altro i due personaggi raffigurati sul frontespizio del Racconto istorico del Clementini: Noè ed Ercole raffigurati mentre indicano la pianta di Rimini. Numerose leggende vogliono Rimini fondata da Ercole, o Noè, o da tale Artio Arimino, genero di Ascanio (figlio di Enea). Gli studi archeologici, ovviamente, pongono tutt’altre basi, alla nascita di Rimini.
Il luogo dove oggi sorge Rimini è una fascia costiera di origine alluvionale, prodotto del Fiume Marecchia e del torrente Ausa, e divenne abitabile a partire dal V secolo a.C. Nel 1979 il colle di Covignano ha restituito alla luce reperti risalenti sia all’età del bronzo che a quella del ferro, testimonianza della presenza di un villaggio abitato continuamente per alcuni secoli. Le ceramiche attiche reperite ancora a Covignano testimoniano poi la presenza di uno scalo marittimo presente alla foce del Marecchia fin da quell’epoca. La maggior densità degli insediamenti collinari dell’epoca del Ferro, si ha a Verucchio. Dalle colline, le popolazioni scesero poi verso la pianura (secondo l’antica via Villanoviana) e vi si stanziarono. Oltre che da queste popolazioni indigene locali, i territori pianeggianti dove ora sorge Rimini, ospitarono in seguito Umbri ed Etruschi, e successivamente Galli Senoni i quali hanno lasciato testimonianza certa della loro presenza, con alcune monete di foggia Gallica, reperite a Rimini.

EPOCA ROMANA Nel 295 a.C. la battaglia di Sentino, segna la resa definitiva dei Galli ai Romani che stabilirono in quei territori una colonia per poi fondare nel 268 a.C. la città di Ariminum, così chiamata per la vicinanza al fiume Ariminus (nome latino dell’attuale Marecchia). La civiltà Romana, ha impresso in modo indelebile i suoi caratteri di razionalità e regolarità, alla pianta di Rimini, che, scampati a molteplici carestie, sacchi e guerre, sono ancor oggi evidenti nell’ordinata disposizione a scacchiera degli isolati attorno agli assi principali della città, i quali, prosecuzioni all’interno della stessa, dell’antica via villanoviana e della più recente Flaminia, originavano, incrociandosi, il foro, piazza principale della città, ove oggi si trova Piazza tre Martiri. La città ebbe allora una prima fortificazione, ad opera di Marco Aurelio, mediante l’erezione di mura di cinta, dal perimetro vagamente quadrangolare. All’interno della città, si stabiliscono all’incirca seimila coloni di provenienza per lo più laziale e campana. La fondazione di Ariminum, assume un significato politico notevole, giacché segna la vittoria delle mire espansionistiche dei popolari, sui propositi del patriziato, che voleva uno stato Romano, limitato al solo Lazio. La successiva costruzione delle strade consolari ne è un’ ulteriore conferma, e fa di Rimini un importante crocevia. La via Flaminia, che con le sue 212 miglia interamente lastricate, unisce Rimini e Roma, è inaugurata nel 220 a.C. da Caio Flaminio. Inaugurata nel 187 a.C. da Emilio Lepido, è la Via Emila, ancor oggi arteria fondamentale della rete stradale Italiana, che unisce Rimini a Bologna e Piacenza. Nel 132, Popilio Lenate, inaugura la via Popila, strada costiera che unisce Rimini ad Adria. Qui è d’obbligo una concisa digressione sull’etimologia dell’aggettivo “adriatico” che deriva appunto da Adria, che anticamente era il principale scalo sul mare (l’Adriatico appunto), e che più di duemila anni di attività alluvionale dei fiumi padani, hanno portato oggi ad essere una città veneta di terraferma distante più di venti Km dal mare. Data di notevole importanza nella storia di Rimini e d’Italia è quella del 12 gennaio del 49 a.C. quando Giulio Cesare, a capo della tredicesima legione, attraversa il Rubicone, confine naturale tra la Gallia cisalpina e l’Italia, questo atto di aperta ribellione agli ordini del senato romano, segna il passaggio dalla repubblica al principato. La sera stessa Cesare occupa Rimini e vi pronuncia la celebre frase: “alea iacta est” (il dado è tratto), Piazza tre martiri, l’antico foro romano, conserva una stele commemorativa in memoria di questa celebre affermazione, di cui si fregia ancor oggi, lo stemma di Rimini. Successivamente l’età augustea, è caratterizzata da un benessere diffuso (testimoniato dai marmi e dai materiali pregiati ampiamente utilizzati nell’edilizia) e di notevoli realizzazioni pubbliche. Al termine della ristrutturazione della via Flaminia che giungeva fino alle porte di Rimini, nel 27 a.C. viene eretto l’Arco d’Augusto, li dove la via Flaminia incontrava le mura della città, per divenirne il decumano al suo interno. Interamente realizzato in pietra d’Istria e dalla duplice funzione di porta della città ed arco trionfale, ne è il più antico di fattura romana ad oggi conservato. Altra fondamentale opera pubblica, è il ponte di Tiberio, che unisce le due sponde del fiume Marecchia all’estremità Nord del decumano della città. Iniziato nel 14 d.C. (ultimo anno di vita di Augusto) e terminato nel 21 dal suo successore Tiberio, da cui prende il nome. A Domiziano sono dovute tra l’81 e il 96 d.C, le realizzazioni dell’acquedotto e della rete fognaria. Tra il 119 e il 138, viene alla luce il magnifico anfiteatro, di dimensioni non inferiori a quelle del Colosseo.

 

Rimini
 
Raccolto Istorico della fondazione di Rimini
 
Ponte di Tiberio
 
Tempio Malatestiano. Duomo di Rimini
 
Arco d'Augusto
 

CRISTIANESIMO E MEDIOEVO Tra il II e il III secolo, Rimini vide l’affermarsi del cristianesimo. Importante crocevia, Rimini subisce numerose invasioni barbariche e schiera nel 452, tremila uomini contro Attila e i suoi Unni. Nel 476 transita per Rimini Odoacre, diretto a Roma, dove deporrà l’ultimo imperatore d’occidente Romolo Augustolo, segnando la fine dell’impero romano d’occidente e, convenzionalmente, l’inizio del Medioevo. Nel 490 il goto Teodorico attacca Odoacre, il quale, sconfitto a Faenza, si rifugia a Ravenna, ma salpando dal porto di Rimini, Teodorico, giunge a Ravenna e sconfigge Odoacre proclamandosi re d’Italia. Al termine dei quasi venti anni della terribile guerra gotico-Bizantina (535-553) Rimini, torna ai Bizantini. In questo periodo Rimini diviene la capitale della “Pentapoli marittima”, formata dalla stessa Rimini, insieme Pesaro, Fano Senigallia ed Ancona. Nel 568, l’intera Italia settentrionale, subisce l’invasione dei Longobardi che la occuperanno in soli tre anni, con l’eccezione delle città dell’Emilia e della Pentapoli marittima. La Romagna deve il suo nome a questa strenue resistenza ai Longobardi, derivando il suo nome da “Romània” (terra di Roma), in opposizione alla “Longobardia” (terra dei longobarda, da cui oggi, Lombardia). I longobardi conquistarono comunque in seguito anche le ultime città del settentrione d’Italia, ma per breve periodo, giacché nel 756, Pipino, re dei Franchi, sconfisse i longobardi e donò la Pentapoli alla chiesa di Roma. Intorno al decimo secolo, il centro politico e religioso della città si trasferisce da Piazza tre Martiri a Piazza Cavour, su cui sorgeranno gli edifici del comune autonomo. Nello stesso periodo il Marecchia muta naturalmente il suo corso e la sua nuova foce diviene un eccellente scalo marittimo. In conseguenza dell’incrementata attività portuale, nel XI secolo nasce il Borgo San Giuliano. Durante l’XI secolo compaiono le prime magistrature locali: sono il Pater civitatis, e in seguito i proceri e i consoli. Dalla figura del Pater civitatis, (volgarmente Parcitade), la famiglia ghibellina dei Parcitadi, trarrà il proprio nome. Queste prime manifestazioni di autogoverno, daranno poi origine al comune autonomo di Rimini, organo formato in origine da un ampio consiglio, presieduto da sei consoli. Alla fine del XII secolo, compare a Rimini la figura del podestà, si tratta di uno straniero con mandato di breve durata (un anno al massimo) che ha l’incarico di sostituire i consoli al vertice del comune. La nascita ufficiale del comune di Rimini può essere fatta risalire al 1157, allorquando una delegazione del comune stesso, si recò in Germania, ottenendo dall’ imperatore Federico Barbarossa, il riconoscimento delle magistrature municipali e la facoltà di battere moneta. Vengono quindi edificati il Palazzo del Comune (Arengo) e il Palazzo del Podestà. Verso la metà del Duecento, le mura preesistenti della città vengono rinforzate e completate.

I MALATESTA La famiglia dei Malatesta è stata per Rimini di primaria importanza, ma il suo ingresso nella città, non certo trionfale: nel 1197 infatti, Giovanni Malatesta, signore di Verucchio (il “mastin vecchio”, di Dantesca memoria), giura obbedienza a Rimini sottoponendovi il proprio castello. I Malatesta si stabiliscono a Rimini nel 1216, allorquando, in seguito ad un accordo di mutuo sostegno in caso di guerra, ne ricevono la cittadinanza. L’abiltà politica di Giovanni, gli consentirà poi di inserirsi abilmente nelle lotte di parte ed ottenere il controllo della podesteria assumendo sempre maggior potere e ponendo le basi della signoria dei Malatesta. Le doti politiche del “mastin vecchio” si evidenziano poi nel suo clamoroso voltafaccia seguito alla sconfitta di Federico II a Parma, in seguito alla quale Giovanni Malatesta, ghibellino da sempre, passa spudoratamente al campo guelfo, assumendone in breve tempo una posizione di predominio, grazie all’appoggio della Chiesa e ad una accorta politica matrimoniale. In seguito fa prigioniero il podestà e insedia al potere il partito guelfo. Nel 1262 e 63 ottiene benché cittadino riminese, l’incarico di Podestà (contravvenendo la regola che voleva il podestà straniero, proprio per evitare abusi di potere). La sconfitta definitiva dei ghibellini nel 1295, lascia il campo libero al “mastin vecchio” e da inizio alla signoria dei Malatesta a Rimini. Morendo centenario nel 1312, lascia otto figli avuti da tre mogli. Celebri sono per la storia narrata da Dante nel quinto canto della sua Commedia, due dei tre figli maschi avuti dalla seconda Moglie (Concordia): Gianciotto, marito di Francesca da Polenta, e Paolo. Per più di due secoli i Malatesta faranno la storia di Rimini, lottando a fasi alterne contro l’imperatore, la Chiesa e loro stessi in numerevoli lotte intestine. Il loro dominio arriverà ad estendersi a buona parte della Romagna e delle Marche. Il Trecento, vede una terribile pestilenza abbattersi su Rimini di cui si legge nelle cronache: “et morì di tre persone le doe”, ma anche fiorire la grande scuola di pittura riminese che influenzerà lo stesso Giotto, il quale verrà a Rimini per dipingere il celebre Crocifisso conservato nel Tempio Malatestiano. A Carlo Malatesta si devono il restauro del porto, da cui la città trasse notevoli giovamenti. Sigismondo Malatesta, è senza dubbio personaggio di primaria importanza. Capace di sedare con risoluzione tumulti, a soli quattordici anni, fu signore di Rimini e Fano a sedici. Nel 1437 inizia la costruzione di Castel Sigismondo residenza principesca e insieme roccaforte militare. Nel 1449 inizia i lavori di restaurazione del Tempio Malatestiano (una chiesa francescana da sempre cara ai Malatesta), per affidarla l’anno seguente a Leon Battista Alberti, che ne progetta l’esterno, realizzando un’opera magnifica seppur incompiuta. Il 1429 vede Pio II salire al soglio pontificio. Da tempo ostile a Sigismondo, Pio II gli impone gravose condizioni e la cessione di Senigallia, Mondavio, e del Montefeltro. Tentando in seguito di riconquistare Mondavio, Sigismondo attira su di se le ire del pontefice che lo accusa dei crimini più efferati, lo scomunica e lo attacca coalizzandosi con Federico da Montefeltro. Le rocche cadono una dopo l’altra e nel 1463 anche Fano, ultimo baluardo, cade. Sigismondo recita la pubblica abiura, e gli è concesso di conservare la sola Rimini. Sigismondo muore nel 7 ottobre 1468 ed è sepolto nel Tempio Malatestiano. I suoi eredi terranno Rimini a fasi alterne fino al 17 giugno 1528, quando le truppe di Clemente VII, cacciano definitivamente i Malatesta dalla città e restituiscono Rimini allo stato Pontificio, che la terrà per tre secoli.

DAL XVI SECOLO ALLE GUERRE MONDIALI Seguono anni di declino carestie e pestilenze e saccheggi da parte degli eserciti di passaggio, la popolazione già stremata deve subire anche il peso dell’intolleranza clericale che tra il 1550 e il 1585 celebra più di venti processi contro presunti eretici e manda al rogo una vecchia mendicante accusata di stregoneria. Nel 1590 inizia la persecuzione contro la comunità ebraica che sarà poi cacciata nel 1615. Scampata miracolosamente alla peste del 1630 narrata dal Manzoni, Rimini è colpita nel 1672 dal più grave terremoto di cui si abbia memoria. Il successivo tremendo terremoto del 24 dicembre 1786 chiude un lungo e funesto periodo. A Pio VI che aveva visitato Rimini pochi anni prima, è dovuto un cospicuo stanziamento per la ricostruzione. Nonostante le numerose sciagure, il Settecento è comunque un periodo di straordinaria attività culturale.
L’esercito francese penetra in Rimini il 4 febbraio 1797. Napoleone in persona vi giunge il giorno sei per essere ospitato nella villa del francofilo, marchese Giovan Maria Belmonti. Rimini entra a far parte della Repubblica cispadana annessa poi alla cisalpina. I francesi perdono la città per breve periodo, quando nel 799, gli Austriaci ne presero il controllo. La campagna napoleonica del 1800, riporta Rimini ai francesi e riesuma la Repubblica Cisalpina, che diverrà nel 1802, la Repubblica Italiana di cui Bonaparte è presidente, per divenirne poi re, nel 1805, quando la repubblica diviene Regno d’Italia. In seguito alla sconfitta definitiva di Napoleone e al suo esilio nell’isola d’ Elba, Gioiacchino Muratt, lancia da Rimini il suo celebre appello agli italiani, con cui li esorta ad unirsi per conquistare autonomia e libertà. Successivamente la Romagna è restituita alla Chiesa. La Restaurazoine è per la città un periodo di malcontento diffuso (che sfocia nella formazione di numerose sette, tra cui quella dei Carbonari ferocemente perseguitati dal Pontefice Pio VIII).
Data fondamentale per l’odierna attività turistica riminese è quella del 30 luglio 1843 giorno in cui, con la benedizione del Pontefice Pio IX, viene inaugurato lo “Stabilimento Bagni”, voluto dal medico Tintori e dai conti Ruggero e Alessandro Baldini, tale stabilimento è la prima struttura destinata al godimento del litorale a fini puramente ricreativi e può considerarsi l’antico progenitore dell’attuale fiorentissima industria della balneazione.

DALLA PRIMA GUERRA MONDIALE AI GIORNI NOSTRI 24 maggio 1915, l’Italia entra in guerra e, lo stesso giorno, Rimini viene cannoneggiata da navi austriache. Al termine della guerra Rimini pagherà un tributo di 644 caduti. Il periodo successivo vede dapprima l’affermazione del partito socialista e poi la nascita del movimento fascista, che inizialmente sottovalutato sfocerà nella “presa di Rimini” il sei luglio del ’22, tappa fondamentale per la conquista della Romagna e delle Marche. Negli anni seguenti viene edificato il lungomare, posata la linea ferroviaria Rimini-San Marino, e realizzata la deviazione del Marecchia che metterà al riparo la città dalle frequenti inondazioni che le piene del fiume sovente provocavano. Rimini diviene una città accogliente e meta turistica non più riservata ad una ristretta cerchia di benestanti. Durante la seconda guerra mondiale Rimini subisce 391 bombardamenti per lo più aerei ma anche navali. Al termine della guerra, Rimini risulta la città più distrutta d’Italia, solo il 2% degli edifici è intatto.
La ricostruzione è immediata e tumultuosa, condotta con energia porta Rimini già all’inizio degli anni ’50 ad essere il più importante centro turistico balneare europeo. E tale si manterrà fino ai giorni nostri.
Andrea Campana
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